Provo a mettere in fila le mie prime impressioni relative ai due sistemi. Non è una comparazione perché l’uso che faccio dei 2 smartphone è diverso.
- Il touchscreen di Android è sensibile, reattivo, veloce. Forse troppo. Quello dell’iPhone è più umano.
- La radio su Android c’è ed è molto ben fatta, sull’iPhone nì, solo via wi-fi e, strano a dirsi, non ho ancora trovato un’app pratica e bella come quella di Android. Grave!
- Entrambi i negozi per le applicazioni si visitano agevolmente, inoltre installare le app è banale. Sull’Android Market le app gratuite si scaricano senza necessità di registrazione o carta di credito. Sull’Apple Store è necessario creare un account e indicare come carta di credito: “nessuna” (vedi guida).
- L’integrazione tra iPhone e Mac è quasi perfetta (a parte qualche problema di sincronizzazione con i Contatti).
- Leggere non è fastidioso. Scrivere richiede un minimo d’esercizio.
- La posta sull’iPhone è pratica.
- Con alcune app non sempre è chiaro quando si è online.
- Usare i social network è semplice su entrambi, anche perché le app sono le stesse.
- Pubblicare foto e video sui social network è sorprendentemente e pericolosamente facile.
- Avere dita sottili aiuta.
Tags: Apple, Gadget, Informatica, Recensioni
Questo post è stato pubblicato il 29 aprile, 2011 alle 13:27
Giacomo Mason e Paolo Artuso “La nuova comunicazione interna“, editore Franco Angeli, anno 2008
Per un anno l’ho sbocconcellato in base alle necessità del momento e finalmente questa settimana sono riuscita a leggerlo dall’inizio alla fine.
Giacomo Mason e Paolo Artuso fanno un ottimo, veramente un ottimo lavoro mettendo a nudo i difetti tipici della comunicazione interna e proponendo rimedi possibili.
Il libro si divide in due parti: la prima esamina le “malattie”, la seconda propone le “terapie”. Entrambe le sezioni sono esaustive e approfondite. Il tono è piacevole, ho sorriso spesso leggendo gli esempi proposti.
Volendo trovare un difetto a tutti i costi, posso dire che il linguaggio della prima parte è un po’ complesso, mi ha ricordato i testi universitari. Di per sé non è un male, ma è un peccato, perché lo rende meno divulgativo.
E’ un libro indispensabile che brilla per chiarezza, spessore e serietà.
Tags: Comunicazione, Libri, Recensioni, Strumenti
Questo post è stato pubblicato il 18 aprile, 2011 alle 13:05









